Europee, gli ultimi colpi di Grillo, Renzi e Berlusconi

Radio, web o televisione poco importa: l'importante è farsi sentire. Continua il triangolo elettorale tra Renzi, Berlusconi e Beppe Grillo, distanti, diversi, pieni di buone intenzioni. Se il canuto comico pentastellato, dietro una tastiera, twitta bagni di folla e dall'alto dell'hashtag #vinciamonoi parla di rivoluzioni, tribunali mediatici e rilanci di attività agricola, apostrofando gli altri partiti come demagogici, il Cav. parla a Omnibus, mentre Renzi promette di portare fuori l'Italia "dalle sabbie mobili" dai microfoni di Radio Anch'io.
22 MAG 14
Ultimo aggiornamento: 15:55 | 11 AGO 20
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Radio, web o televisione poco importa: l'importante è farsi sentire. Continua il triangolo elettorale tra Renzi, Berlusconi e Beppe Grillo, distanti, diversi, pieni di buone intenzioni. Se il canuto comico pentastellato, dietro una tastiera, twitta bagni di folla e dall'alto dell'hashtag #vinciamonoi parla di rivoluzioni, tribunali mediatici e rilanci di attività agricola, apostrofando gli altri partiti come demagogici, il Cav. parla a "Omnibus", mentre Renzi promette di portare fuori l'Italia "dalle sabbie mobili" dai microfoni di "Radio Anch'io".
Il presidente del Consiglio parla del semestre di Presidenza italiana dell'Ue e presenta quali saranno i temi prioritari dell'azione politica per cercare di rilanciare l'Europa: "Lavoro per la disoccupazione giovanile ma anche per i cinquantenni, energia perché l'Ue può arrivare a una politica diversa, e scuola, educazione e investimento sul futuro perché l'Erasmus non basta più". Europa a parte, Renzi fa il punto sulla situazione italiana, assicurando il suo impegno per fare uscire il paese dalla crisi, mettendoci la faccia e ribadendo la discontinuità della sua azione di governo con il passato: "Io sono qui a Roma per cercare di cambiare le regole del gioco. Se non mi fanno fare le riforme allora sì che è fallito il mio progetto e vado a casa". Una presa di posizione che caratterizza la sua permanenza a Palazzo Chigi, un modo per ribadire la sua intenzione di riformare il paese, ma anche un modo per rispondere con i fatti alle promesse populiste grilline, alle quali porta un attacco diretto: "Se lo spread è tornato a salire, raggiungendo quota 184, è perché gli analisti leggono i giornali e leggono di un populismo che trionfa. Quando c'è una prospettiva di sviluppo, riforme e investimenti, anche il mercato reagisce di conseguenza e lo spread "arriva sotto i 150", il riferimento ai primi mesi di governo è scontato.
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Ottimismo renziano, scetticismo (velato) forzista. Da Omnibus Berlusconi continua a non credere alla naturale durata del governo e non esclude "l'ipotesi di un'anticipazione delle elezioni", sottolineando che "per come va l'economia, passata dallo sviluppo con i miei governi alla recessione" si possa andate al voto "fra un anno, massimo un anno e mezzo, sempre che non avvengano fatti traumatici". Le stilettate di fioretto a Renzi però nascondono un dialogo sottobraccio con il segretario del Pd; il patto del Nazzareno va avanti, le discussioni e i mezzi litigi sono fisiologici in una coppia con differenti obbiettivi politici europei, ma sotto sotto nulla è effettivamente cambiato. Il Cav. ne da prova avanzando l'ipotesi del presidenzialismo, vecchio pallino del leader di Forza Italia, idea mai veramente scartata dal presidente del Consiglio: "Ho buttato il cuore oltre l'ostacolo e ho parlato chiaro a Renzi. Basta a capi di Stato scelti da 4 o 5 segretari di partito, nel chiuso delle stanze. E' arrivato il momento di concedere agli italiani il diritto di essere loro a scegliersi il presidente della Repubblica con il loro voto". Se la situazione "non precipiterà come immagino non precipiti, avremo modo di fare questa importante modifica della Costituzione".